Ariv  ricercatori coinvolti nelle problematiche della malattia dermatologi ricerca vitiligine

Martedì 25 Maggio 2010

Maggio

Un aggiornamento su un nuovo filone di ricerca che vede la collaborazione di

Luigi Naldi, Santo Raffaele Mercuri*
Centro Studi GISED, Fondazione per la Ricerca Ospedale Maggiore, Bergamo
*Unità di Dermatologia e Cosmetologia, IRCCS San Raffaele, Milano


Ecco qualche” anticipazione” su un nuovo filone di ricerca:il testo è stato scritto in modo che sia comprensibile a noi pazienti,inoltre propone vere novità , senza intenti miracolistici,con tutti i ”se”e tutti i ”ma” della situazione....
Avvicina noi pazienti (cosa non facile) alla ricerca,tanto che ci sentiamo coinvolti nelle tribolazioni dei ricercatori, oltre che essere in attesa dei risultati!

La vitiligine è una malattia caratterizzata dalla scomparsa dei melanociti in aree circoscritte della superficie cutanea. La sostituzione delle cellule “mancanti”, in un’era di medicina “rigenerativa”, sembra un ovvio rimedio. In realtà, la situazione è più complessa di quanto non possa a prima vista sembrare. Infatti, i meccanismi che causano la scomparsa dei melanociti rimangono imprecisamente definiti ed è sempre possibile una ripresa della malattia con perdita dei melanociti “sostituiti”. Inoltre, i traumatismi cutanei, inevitabili al momento del prelievo e dell’innesto dei melanociti, possono agire inducendo ulteriori perdite di cellule.

E’ indispensabile adottare procedure minimamente invasive, semplici da eseguire e ripetibili nel tempo, possibilmente poco costose. Facile a dirsi. In realtà, le norme che regolano l’impiego di cellule ad uso umano sviluppate per garanatire la sicurezza dei pazienti e la maggiore efficienza, come le Good Manifacturing Pracice (GMP), comportano tempi lunghi e costi rilevanti.
L’unità di Dermatologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, in collaborazione con il Centro Studi GISED di Bergamo hanno deciso di accettare la sfida del trattamento cellulare della vitiligine.

Sono previste due linee di ricerca e sviluppo parallele. Una prima linea prevede l’impiego di melanociti non coltivati trasferiti dal sito donatore al sito ricevente in un’unica seduta operatoria. Si tratta di una procedure che, non prevedendo l’espansione in vitro delle cellule, non richiede le complesse procedure delle cosiddette GMP. Un laser erbium-YAG permette di preparare il sito ricevente eliminando lo strato corneo superficiale così da facilitare la penetrazione dei melanociti. La cute, in questo caso, può funzionare da “bio-retattore” in quanto i melanociti una volta trasferiti possono almeno temporaneamente moltiplicarsi. L’area trapiantata viene successivamente trattata con laser ad eccimeri per stimolare ulteriormente le cellule melanocitarie. Lo studio clinico controllato che permetterà di documentare l’efficacia di questa procedura verrà avviato presso l’ospedale San Raffaele a partire dal mese di settembre 2010.

Una seconda linea di sviluppo prevede l’espansione in vitro dei melanociti prelevati dal sito donatore. Tale sito è rappresentato dal follicolo pilifero ove, nella zona cosiddetta “buldge” esiste il deposito delle cellule staminali cutanee. Per sviluppare tale programma è indispensabile attenersi alle procedure di GMP che regolano le manipolazioni rilevanti di cellule per uso umano.

Si tratta di un percorso molto lungo che prevede una fase pre-clinica in cui possano essere messe a punto le procedure. Tale fase pre-clinica ha già preso l’avvio in collaborazione con il Laboratorio di Biologia cellulare CeLiver pure di Bergamo (Figura 1 e 2). Per la fase clinica sarà indispensabile dotarsi di un sito di produzione adeguato definito come “Cell Factory”.

Obiettivo finale dei progetti in corso è quello di rendere disponibile un trattamento cellulare per la vitiligine da associare e combinare se necessario con i trattamenti “convenzionali” come la fototerapia e l’impiego di farmaci immunosoppressori locali, così da ottimizzarne e renderne più rapidi gli effetti. Verranno, nel contempo studiati tutti quei fattori che possono influenzare la vitalità e persistenza dei melanociti nelle aree trattate. L’auspicio è che nel futuro prossimo, il trasferimento dei melanociti possa divenire una modalità standard di trattamento almeno nelle forme più stabili di vitiligine.


Figura 1 – Tempo di raddoppiamento delle cellule coltivate su terreno definito come Hum+BPE



Partendo da 10000 cellule, si ottengono circa 2 milioni di cellule in meno di due mesi


Figura 2 – Melanociti in coltura


HMB-45 è un anticorpo monoclonale che riconosce il marker melanocitario gp100 in melanosomi immaturi allo stadio I e II. La colorazione con tale anticorpo mostra che la maggioranza della popolazione cellulare e’ costituita da melanociti