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Sabato 04 Aprile 2009

Aprile

TRAPIANTO AUTOLOGO DI MELANOCITI E CELLULE BASALI PER IL TRATTAMENTO DELLA VITILIGINE STABILE E SEGMENTARIA: NUOVE PROSPETTIVE

     
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Dr.Giovanni Leone,
Direttore Servizio di Fototerapia
Dr. Andrea Paro Vidolin
Dermatologo Contrattista
Servizio di Fototerapia
Istituto Dermatologico San Gallicano IRCCS, Roma

La vitiligine è una patologia cronica della cute dovuta alla carenza o alla totale mancanza di melanociti in aree circoscritte dell’epidermide. Le macchie si presentano ben confinate, di colore uniforme, bianco latteo, delimitate da contorni spesso irregolari, ma ben evidenti.

Le ricerche in tutto il mondo riguardano lo studio dei meccanismi patogenetici della malattia, il miglioramento delle tecniche terapeutiche e la definizione della base genetica della malattia, anche se purtroppo bisogna sottolineare come ci sia ancora scarsa attenzione del mondo sanitario nei confronti di questa patologia che spesso non viene neanche considerata come tale ma solo come un disturbo estetico nonostante la rilevante incidenza di coinvolgimenti sistemici che la malattia ha.

La fototerapia UVB a banda stretta rappresenta oggi il trattamento di prima scelta per indurre la ripigmentazione delle chiazze di vitiligine. L’Istituto Dermatologico San Gallicano è stato il primo centro in Italia ad utilizzare 10 anni fa, quello che oggi rappresenta il “gold standard” nella cura della patologia. Tra le novità l’ultima frontiera in campo terapeutico è rappresentata dal trapianto autologo di melanociti e cellule basali.

La tecnica di trapianto autologo di melanociti e di cellule basali dell’epidermide rappresenta una possibile terapia per forme di vitiligine stabile da almeno 1 anno che non abbiano risposto alle terapie convenzionali e per la vitiligine segmentaria, una particolare variante clinica della vitiligine che ha delle peculiarità che la differenziano dalle altre forme, sia per quanto riguarda il quadro clinico (disposizione segmentaria, metamerica), l’evoluzione (scarsa evolutività), e la risposta alle terapie (risposta incompleta alla fototerapia e ad altri trattamenti).

Va poi considerato che, nella vitiligine segmentaria, sono spesso assenti i melanociti nelle guaine perifollicolari, e quindi il processo di ripigmentazione, che normalmente parte dal “reservoir” di melanociti del follicolo non può innescarsi. Anche se vengono utilizzati altri approcci chirurgici per il trattamento della vitiligine, quale la metodica del “minigrafting”, descritta da Falabella, che comporta il prelievo ed il successivo reinnesto di piccoli “punch” di tessuto, sulla base dei dati della letteratura si deduce che la metodica del trapianto di cellule melanocitarie e basali sia meno invasiva, dia migliori risultati dal punto di vista estetico.

Questa tecnica di esecuzione relativamente semplice richiede tuttavia l’osservanza di complesse e rigorose norme introdotte dalla recente legislazione Europea in materia di trapianti. Infatti, il trapianto di sospensione cellulare epidermica autologa, prevedendo una preparazione della sospensione cellulare “ex vivo” ovvero fuori dall’organismo ed il successivo reimpianto della sospensione viene considerata una “manipolazione cellulare” e quindi sottoposta alla severa normativa comunitaria in materia. In sostanza, la sospensione cellulare va manipolata e conservata, prima del reimpianto, in ambienti rigorosamente controllati e rispondenti alle caratteristiche di legge, non diverse da quelle previste per il trapianto di altri organi.


Attualmente il nostro Istituto può disporre dell’uso di una struttura all’avanguardia in questo campo: la Banca del Tessuto Muscolo Scheletrico della Regione Lazio struttura operante presso l’Istituto IFO di cui fa parte il San Gallicano IRCCS di Roma. Pertanto abbiamo avviato la procedura di trapianto autologo in collaborazione con l’equipe del Prof. Gauthier di Bordeaux e quanto prima potremo dispensare tale trattamento in convenzione con il SSN nel ns. Istituto.

Pertanto per la relativa semplicità di esecuzione, la scarsa invasività, e quindi la buona compliance del paziente, si ritiene che questa nuova metodica possa offrire una maggiore possibilità terapeutica ai pazienti affetti da queste forme di vitiligine.